lunedì 17 maggio 2010

Lilla,

vorrei alzarmi da questo pavimenti freddo e duro, alzarmi in aria, passare oltre il muro che mi divide dal resto del mondo e librarmi in aria; volare. Volare sopra i tetti, guardare le persone che ridono e ridere della loro gioia, le persone che piangono e piangere della loro tristezza. Cercare di capire le persone crudeli e cattive e capire la troppa bontà di quelle buone. Io vedo loro, loro non vedono me. Nessuno può vedermi, sono invisibile. Non c'è una nuvola nel cielo, no, nemmeno una. Ora che ci faccio caso il cielo non è azzurro, ne blu, ne tinto di rosso ne di rosa. E' lilla. E' proprio lilla, non è un blu che va nel viola. E' lilla. Ed è bellissimo. E fa un contrasto stupendo con i palazzi gialli e rosa. Vorrei tuffarmici dentro. e piangere, piangere, piangere, piangere.
Fabri è pronto a tavola. PUFF, cielo sparito.
è pronto, devo andare.

Se io.

Se io sono quello che ho e perdo quello che ho, allora, che cosa sono ?

Uhm.

I miagolii dei gatti mi hanno svegliata presto, troppo presto. I minuti sembravano non passare mai, ma l'ora della sveglia si faceva sempre più vicina. Drin, drin, drin, drin, drin. Eccola con tutto il suo rumore che si intromette nel silenzio che sembra parlarti di cose mai viste, mai vissute. Il silenzio è pesante, pieno di parole. Anche i silenzi lo sai hanno parole. Dovevo alzarmi, odio fare tardi, andare di fretta. Ho indossato la felpa grigia, le converse e il jeans. La metropolitana mi aspettava nella sua staticità e il vento che annuncia l'arrivo del treno mi ha scompigliato i capelli ondulati. La scuola. cheppalle. Ho urlato da una finestra, sono rimasta chiusa in bagno, ho visto in che classe era lui e sono rimasta delusa. Ho letto di avventure straordinarie, ho sentito, di avventure straordinarie. Ho aiutato le amiche in difficoltà. Ho fotografato tutto, fino a che la pila ha ceduto. Ho raccontato, ascoltato, riso. Ho visto la crudeltà della gente, il loro egoismo, il loro menefreghismo. Ho ascoltato la musica, tanta tanta musica, così tanta che mi facevano male le orecchie. Ho appreso la magia, questo non c'entra molto, uhm, ma è la verità. Ho buttato lo zaino a terra e ho abbracciato la mia mamma.