giovedì 20 maggio 2010

Il brutto dei film è che quando esci dal cinema non trovi un Principe di Persia di nome Dastan con gli occhi azzurri con i capelli lunghi e un fisico da mozzare il fiato ad aspettarti :(

Fallo girare.

Da qui si vede il cielo. Il cielo è rosa e di un azzurro pallido incantevole. Sembra parlarmi, il cielo. Trasmette un' infinita dolcezza e compassione. Non so perchè lo penso, ma è quello che vedo, che sento. Da qui si può vedere il mare. Le onde si infrangono sugli scogli irregolari e fanno ballare le barche. La spuma che arriva fin sopra alla spiaggia e ti accarezza la punta dei piedi. Da qui si può vedere il Vesuvio. Vedere per metà. E' coperto dalle nuvole. Nuvole rosa. Ma il pennacchio grigio si vede lo stesso. Da qui si vede tutto. C'è tutto qui. Vedo i palazzi più alti con grosse insegne sopra che sono affamate di pubblicità. Vedo anche le macchine, ma da qui sembrano più modellini microscopici. Ognuna di un colore diverso, che sfrecciano a destra e a sinistra, avanti e indietro, su e giù. Avanti e indietro, su e giù, a destra e sinistra. Su e giù, a destra e sinistra, avanti e indietro. E il mondo gira, gira, gira. E tu fallo girare e cammina per conto tuo, con le tue piccole cose dentro, il tuo cuore legato ad un altro e la testa immersa nella musica.

mercoledì 19 maggio 2010

Il silenzio è assordante.

martedì 18 maggio 2010

tempo.

vorrei tornare indietro nel tempo, non di molto, solo di qualche annetto. seconda, terza media. quando eravamo ancora uniti, quando alle feste venivano tutti e ci facevamo i regali a gruppo per cercare di fare un grosso regalo spendendo meno a testa. quando c'erano i club, i gruppi, la voglia di andare al liceo. le frasi che sembravano così sincere e così sicure. avevamo detto che anche se dopo la terza non andavamo nella stessa scuola, saremo rimasti uniti e saremo sempre stati amici. e adesso dove siete? non dovevamo prometterci queste cose. ormai non ci troviamo neanche più bene insieme. quant'è vero che le persone cambiano.
mi basterebbe anche un giorno di quei tempi lontani. di quando litigavamo ma la pace si faceva subito con un semplice gesto delle dita, di quando non volevamo metterci i grembiuli, di quando andavamo a mare insieme e facevamo la famosa lotta sulle spalle.
anche solo un giorno mi basterebbe, solo uno. non ho una memoria di ferro e comunque i ricordi non mi bastano.

lunedì 17 maggio 2010

Lilla,

vorrei alzarmi da questo pavimenti freddo e duro, alzarmi in aria, passare oltre il muro che mi divide dal resto del mondo e librarmi in aria; volare. Volare sopra i tetti, guardare le persone che ridono e ridere della loro gioia, le persone che piangono e piangere della loro tristezza. Cercare di capire le persone crudeli e cattive e capire la troppa bontà di quelle buone. Io vedo loro, loro non vedono me. Nessuno può vedermi, sono invisibile. Non c'è una nuvola nel cielo, no, nemmeno una. Ora che ci faccio caso il cielo non è azzurro, ne blu, ne tinto di rosso ne di rosa. E' lilla. E' proprio lilla, non è un blu che va nel viola. E' lilla. Ed è bellissimo. E fa un contrasto stupendo con i palazzi gialli e rosa. Vorrei tuffarmici dentro. e piangere, piangere, piangere, piangere.
Fabri è pronto a tavola. PUFF, cielo sparito.
è pronto, devo andare.

Se io.

Se io sono quello che ho e perdo quello che ho, allora, che cosa sono ?

Uhm.

I miagolii dei gatti mi hanno svegliata presto, troppo presto. I minuti sembravano non passare mai, ma l'ora della sveglia si faceva sempre più vicina. Drin, drin, drin, drin, drin. Eccola con tutto il suo rumore che si intromette nel silenzio che sembra parlarti di cose mai viste, mai vissute. Il silenzio è pesante, pieno di parole. Anche i silenzi lo sai hanno parole. Dovevo alzarmi, odio fare tardi, andare di fretta. Ho indossato la felpa grigia, le converse e il jeans. La metropolitana mi aspettava nella sua staticità e il vento che annuncia l'arrivo del treno mi ha scompigliato i capelli ondulati. La scuola. cheppalle. Ho urlato da una finestra, sono rimasta chiusa in bagno, ho visto in che classe era lui e sono rimasta delusa. Ho letto di avventure straordinarie, ho sentito, di avventure straordinarie. Ho aiutato le amiche in difficoltà. Ho fotografato tutto, fino a che la pila ha ceduto. Ho raccontato, ascoltato, riso. Ho visto la crudeltà della gente, il loro egoismo, il loro menefreghismo. Ho ascoltato la musica, tanta tanta musica, così tanta che mi facevano male le orecchie. Ho appreso la magia, questo non c'entra molto, uhm, ma è la verità. Ho buttato lo zaino a terra e ho abbracciato la mia mamma.

domenica 16 maggio 2010

è stato un suicidio.

VOLEVO.

sentivo la pioggia che scendeva lungo il vetro della finestra, volevo aprirla e bagnarmi di nuovo. ma non potevo, mia madre mi avrebbe uccisa dato che mi ero appena fatta la doccia e di li a poco saremo dovute uscire. stamattina cantavo, mi sono anche portata il computer in bagno, per sentire la musica più vicina.
I CAN'T ALMOST SEE IT, THAT DREAM I'M DREAMING, BUT THERE'S A VOICE INSIDE MY HEAD SAYING : YOU'LL NEVER REACH IT.
C'è il compleanno dinonsochi. comunque ci ha pensato l'acqua della doccia a bagnarmi, ovvio. avevo l'asciugamano in testa e pensavo davanti all'armadio. è una festa, devo mettermi qualcosa di carino. ho optato per il vestitino, quello a palloncino che quando ti metti a girare in tondo si alza e ti senti di nuovo una bimba. quello grigio, nero, e viola. quello che ho messo e mi sono tolta subito. le calze stavano per farmi impazzire. ho infilato il mio jeans, quello sporco di pennarelli, gocce di smalto e di me. ho infilato le converse che una volta erano viola, ora grazie a tutto lo sporco non so di che colore siano. e una maglia viola. ho un filo di trucco. il mascara che mi piace tanto e mi rende le ciglia più lunghe di quelle che sono già. infilerò la felpa, quella nera larga che mi nasconde e infilerò le cuffie nelle orecchie e starò seduta in macchina a canticchiare. finchè non arriveremo e io resterò seduta vicino a mia madre per non subirmi gli animatori che ti urlano contro di venire a giocare! cioè ma uno è libero di voler far quello che vuole? eh allora, cosa cacchio volete?

sabato 15 maggio 2010

Al momento non ho un titolo decente.

Ho preso i tovaglioli, la tovaglia, le forchette e i bicchieri. Ho portato tutto di là, in salotto ed ho apparecchiato. - Pensavo ad altro, però. Pensavo che era proprio l'ora di creare un blog. Pensavo a cosa avrei dovuto scrivere al primo post. A come avrei chiamato questo piccolo angolo di me stessa. - Ho apparecchiato anche per me anche se non ho tanta fame, ma ho mangiato tutto lo stesso. Stasera c'è il pollo. Birillo mi guarda con aria supplichevole. Ne vuole un pezzo. Ma non posso darglielo davanti a mamma. Ma lui sa che poi glielo dò sempre. Perciò è buono senza fiatare seduto vicino a me. Oggi non ho fatto altro che farneticare, scrivere, farneticare e scrivere. La causa scatenante è stata la pioggia. Non mi piace la pioggia. Mi piace il sole, ma oggi era diverso. Pioveva fitto ed io ero senza l'ombrello, con una busta pesante in mano e lo zaino Converse in spalle che faceva il suo bel peso. Mi ero alzata il cappuccio, poi lo avevo riabbassato. Che senso aveva? Mi sarei bagnata comunque e poi era una sensazione gradevole. Stare sotto la pioggia, sorridere mentre tutti i passanti coperti dai loro bellissimi ombrelli ti guardano accigliati come a dire quella ragazza non sta bene. E invece tu, stai da Dio.